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Artist Bio

A Visual Journey

Dopo studi commerciali tanto desiderati dai genitori Nino Walter Riondato si è avvicinato con  passione allo studio della pittura che già, imberbe, praticava confusamente. I suoi insegnanti negli anni della formazione sono stati Bruno Saetti e Carmelo Zotti all’Accademia di Venezia. Egli si considera tuttavia un autodidatta. Ancora studente si è interessato alla fotografia che mi gli ha permesso di viaggiare e ricavarne un po’ di denaro. Nel campo dell’arte si è interessato a tutti i generi, dal disegno al video. Nel corso degli anni ha esposto opere in diverse gallerie, fra tutte spiccano: Venezia, "Gipsoteca di Canova" a Possagno, Savona, "Antiruggine" a Castelfranco Veneto, nonchè "Anthropologie" a New York.

Negli ultimi anni la sua attenzione si è concentrata sulla manipolazione di pura cera d'api, creando sculture “sulla soglia tra onirico e reale e alterando la linearità del quotidiano Nino Walter nei suoi teatrini mette in scena vari personaggi: dei, persone, cani, maiali, cavalli, angeli e burattini. Il cane è pressoché onnipresente come osservatore privilegiato e calmo di apparizioni o segnalazioni.
L’arte di Nino Walter Riondato si focalizza sul confronto tra il sogno e la realtà, negli ultimi anni ricorrente nei lavori delle sue sculture. Le creature di Nino sono abbozzi di corpi, colti in pose diverse tra ciò che rappresenta la quotidianità e quello che invece si può comprendere solo attraverso visioni surreali. Talvolta sembrano incroci di due figure, come se un corpo fosse sul punto di originarne un altro, o come se entrambi cercassero una sorta di unione. Tutto ciò genera una riflessione sulla capacità dell’artista che dimostra di riuscire a comunicare la sua visione del mondo che si incentra sull’uomo e gli animali, ma anche su quell’aspetto deformato di uomo contemporaneo, caratterizzato da ingenuità e purezza che viene rappresentato attraverso l’immagine di “Pinocchio” in cui Nino ne ripone la salvezza.
Per illustrare la sua filosofia di pensiero espone diverse sculture che si riferiscono a questo concetto.
Tuttavia è curioso osservare come l’artista lavori le proprie sculture con una semplicità e serenità tale da nascondere quel lato più esistenzialista.” Erica del Fiume